Pannelli solari sui binari: dalla Svizzera arriva il ferrovoltaico
In Svizzera una centrale solare removibile produce energia tra i binari: scopri come funziona il ferrovoltaico, vantaggi, limiti e prospettive.
Una centrale fotovoltaica installata tra i binari di una ferrovia attiva sembra un’idea uscita da un film di fantascienza. In Svizzera, invece, è già realtà.
Tra le innovazioni che stanno cambiando il fotovoltaico, una delle più curiose non riguarda nuovi materiali o pannelli più potenti, ma il luogo in cui installarli. Nel piccolo centro di Buttes, nel Cantone di Neuchâtel, una startup ha trasformato un tratto ferroviario in una centrale solare removibile.
Il nome di questa nuova applicazione è ferrovoltaico. L’obiettivo è semplice: produrre energia pulita utilizzando uno spazio già occupato dalle infrastrutture, senza sottrarre nuovo terreno all’agricoltura o al paesaggio.
La prima centrale solare removibile su una ferrovia attiva
Il progetto è stato inaugurato nell’aprile 2025 dalla startup svizzera Sun-Ways, insieme all’azienda di trasporto pubblico transN. Su 100 metri di linea ferroviaria sono stati posati 48 moduli da 380 watt, per una potenza complessiva di circa 18 kWp.
La particolarità non è soltanto la posizione dei pannelli. L’impianto è modulare e completamente removibile: i moduli possono essere installati tra le rotaie e rimossi quando la linea deve essere sottoposta a controlli o manutenzione.
Il test proseguirà fino al 2028. Nel frattempo, i normali treni passeggeri continuano a circolare sopra l’impianto.
Come funziona il ferrovoltaico
I pannelli vengono fissati nello spazio libero tra le due rotaie. L’elettricità prodotta viene raccolta dagli inverter e immessa nella rete locale, come avviene con un normale impianto fotovoltaico.
Per rendere possibile l’installazione su larga scala, Sun-Ways ha progettato un sistema meccanizzato simile a un treno di manutenzione. Il convoglio può posare o rimuovere rapidamente i moduli, riducendo il tempo in cui il tratto ferroviario deve essere reso disponibile per i lavori.
Secondo le stime dell’azienda, un chilometro di impianto potrebbe produrre circa 200 MWh all’anno, una quantità paragonabile al consumo annuo di circa 60 abitazioni. Si tratta però di una stima progettuale: il test svizzero serve proprio a misurare la produzione reale e verificare la sostenibilità tecnica ed economica del sistema.
Perché mettere i pannelli proprio tra i binari?
Il fotovoltaico ha bisogno di superfici. Tetti, parcheggi e aree industriali sono generalmente le prime opzioni, ma la crescita della capacità solare spinge progettisti e imprese a cercare spazi finora inutilizzati.
Le linee ferroviarie presentano alcune caratteristiche interessanti:
- occupano superfici già destinate alle infrastrutture;
- attraversano territori molto diversi tra loro;
- dispongono spesso di collegamenti elettrici nelle vicinanze;
- permettono di produrre energia senza impermeabilizzare nuovo suolo;
- possono ospitare sistemi modulari e reversibili.
Il concetto è simile a quello delle pensiline fotovoltaiche nei parcheggi, delle barriere antirumore solari e dei pannelli integrati negli edifici: prima di costruire nuove strutture, si prova a far produrre energia a quelle che esistono già.
Le difficoltà che il progetto deve ancora superare
Installare pannelli su una ferrovia è molto più complesso che posarli su un tetto. Il progetto pilota sta valutando diversi aspetti:
- la resistenza dei moduli alle vibrazioni generate dai treni;
- l’accumulo di polvere, residui e sporco;
- l’eventuale abbagliamento per i macchinisti;
- la compatibilità con le ispezioni della linea;
- la rapidità di rimozione in caso di manutenzione;
- la produzione effettiva con pannelli installati in posizione quasi orizzontale.
La sicurezza viene prima della resa energetica. Per questo il ferrovoltaico non è ancora una soluzione pronta per essere replicata ovunque, ma una tecnologia in fase di sperimentazione controllata.
Può funzionare anche fuori dalla Svizzera?
L’esperimento di Buttes sta attirando l’attenzione di altri operatori ferroviari europei. Anche il gruppo francese SNCF sta studiando la tecnologia e seguirà i risultati del progetto fino al 2028.
Il potenziale teorico è notevole. Le reti ferroviarie europee coprono migliaia di chilometri e utilizzarne anche una piccola parte significherebbe aggiungere nuova capacità rinnovabile senza aprire cantieri su terreni liberi.
Questo non significa che ogni binario diventerà automaticamente una centrale solare. Orientamento, ombreggiamento, frequenza dei treni, manutenzione e connessione alla rete cambiano da tratta a tratta. La lezione più interessante è un’altra: quando il territorio è limitato, l’innovazione non consiste solo nel produrre pannelli migliori, ma nel trovare modi più intelligenti per integrarli nello spazio che utilizziamo ogni giorno.
Dal ferrovoltaico ai parchi solari condivisi
Il progetto svizzero mostra quanto rapidamente stiano evolvendo i modi di produrre energia solare. Binari, facciate, parcheggi e grandi impianti possono diventare parti complementari dello stesso sistema energetico.
Per il singolo cittadino, però, non tutte queste soluzioni sono direttamente accessibili. Se vuoi partecipare alla produzione di energia pulita senza installare un impianto sulla tua abitazione, puoi scoprire GridShare e i parchi solari condivisi: un modo semplice per avvicinarsi al fotovoltaico anche senza un tetto adatto.
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